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Come accrescere la proDabilità: l’abilità ad essere produttivo.

Quello che ancora non conosci sulla produttività. Leggi l’articolo e scopri come acquisire l’abilità ad essere produttivo.

Prodability è una parola che nasce dalla crasi di altre due parole: produttività e prodability, e significa ‘abilità di essere produttivo’.

Nel caso non mi conoscessi o non è da molto che mi segui, ti racconto in breve il percorso che mi ha portato ad occuparmi di produttività, e a coniare questo nuovo termine: ‘prodability’.

Circa 15 anni fa, mentre frequentavo la facoltà di ingegneria, ho fatto un colloquio di lavoro dove sono riusciti a convincermi ad intraprendere una carriera come venditore.

La gavetta iniziava letteralmente dalla strada: avrei dovuto iniziare facendo il venditore porta a porta.

E nonostante già all’epoca non fosse un lavoro così ambito, erano riusciti a convincermi.

Da potenziale ingegnere inizio a fare il venditore porta a porta. Cosa vendevo? Aspirapolveri.

Un’esperienza durata 5 anni che mi ha dato la prima competenza chiave che mi sarebbe poi tornata utile quando mi sarei occupato di produttività.

Sto parlando della vendita relazionale. 

Acquisire questa competenza mi ha portato a fare il primo salto: da venditore porta a porta passo a gestione delle reti vendita e a formare nuovi venditori.

Qui sviluppo un’altra competenza chiave che riguarda il coordinamento e la gestione delle persone.

Dopo un po’, mi trovo difronte ad un bivio e decido di mollare il mondo degli aspirapolveri ed entrare in quello della metallurgia.

Entro all’interno di un’azienda come manager dove passo 4 anni a gestire e coordinare il personale.

Da lì ho iniziato a fare consulenza fino a quando, insieme ad altri tre soci, ho fondato Probability.

Se nelle varie professioni che ho svolto prima di arrivare a fondare Prodability, il mio lavoro era principalmente quello di pensare solo all’aumento del fatturato delle aziende per cui lavoravo, o dei clienti che seguivo in consulenza, ora il mio focus era un altro.

Con Prodability lo scopo del mio lavoro è diventato quello di aiutare aziende e liberi professionisti ad ottenere di più, ma investendo meno risorse (in particolare: tempo e soldi).

Nonostante avessi già alcune competenze chiave, c’era qualcosa che mancava…

I Kpi della prodabilità: ecco come misurare la tua produttività.

Una delle prime cose da cui sono partito nei miei studi sulla produttività è: come si misura quanto un imprenditore/libero professionista è produttivo.

Normalmente il profitto economico è il numero che la maggior parte degli imprenditori guarda quando a fine anno deve calcolare la produttività della propria azienda.

Anche io, fino a qualche anno fa, pensavo che l’unico modo per misurare la produttività fosse il denaro, ma dopo aver studiato e analizzato su più di 110 testi di psicologia e management le dinamiche della produttività, ho capito che non è proprio così.

Il problema nel ridurre al solo profitto, come unico parametro, la misura della produttività è che si perde di vista l’altro importante parametro che la determina: il consumo del “tempo sociale”.

Il tempo sociale è il tempo che TUTTI i componenti dell’azienda impiegano al servizio dell’impresa.

Quindi, se si vuole effettivamente conoscere la produttività di un’azienda, è necessario dividere il profitto con il tempo sociale (che è la somma del tempo impiegato al lavoro da ogni dipendente).

Quando qualche anno fa ho iniziato a sondare le logiche della prodabilità (l’abilità di essere produttivo), in testa avevo chiaro il principio “solo ciò che si può misurare si può anche migliorare”, ma pensando alla produttività non avevo in mente nessun numero che mi permettesse di capire quanto fossi realmente produttivo, sia a livello personale che a livello aziendale. 

Ho fatto delle ricerche, ho trovato tantissima teoria ma nessun modo pratico per ricavare un parametro numerico.

È stato mettendo assieme l’esperienza degli anni addietro, gli studi che stavo facendo e le consulenze con imprenditori e liberi professionisti, che ho fatto questa scoperta: il principale indicatore per misurare la produttività è il ROIT (Ritorno sull’Investimento di Tempo). 

Capire come si misura la produttività però non è stato l’unico ostacolo. Fin dall’inizio dei miei studi, mi sono reso conto che c’era un errore di concetto dietro la parola ‘produttività’: le persone non avevano chiaro cosa realmente significasse essere produttivi.

Produttività = fare di più? Il nuovo modo di vedere la produttività (grazie alla prodabilità).

Quando ho iniziato a diffondere le scoperte sulla produttività mi sono subito scontrato con un’idea sbagliata che è installata nelle persone e alla quale quasi tutti pensano quando bisogna definire il concetto di produttività.

Produttività = fare di più.

Alcuni esempi?

Quando in azienda ci si pone l’obiettivo di aumentare le vendite, il pensiero che si fa subito dopo è ‘devo aumentare gli appuntamenti’.

Se l’obiettivo è ‘voglio aumentare la produzione’, il pensiero che segue è ‘devo aumentare i macchinari’.

Se invece ci diciamo ‘voglio aumentare il profitto’, quello che molti pensano è ‘devo lavorare di più’.

L’approccio contro intuitivo che abbiamo scoperto è quello di lavorare esattamente all’opposto e quindi chiederti “che cosa puoi fare di meno”? 

Questo perché mettere il focus su cosa puoi fare di meno, ti porta a concentrarti su quali sono le priorità che generano il maggior impatto a parità di tempo investito.

La produttività in molti casi non è fare di più, ma fare di meno (ma meglio).

Pensare che la produttività sia fare di più (inteso come ‘lavorare di più’) porta le persone a non avere più confini di orario e quindi le “cose da fare” si moltiplicano riempiendo tutto lo spazio a disposizione.

E come un marinaio impara a navigare nelle acque basse, ognuno di noi impara ad essere produttivo quando ha dei recinti temporali bassi e limita il tempo a disposizione per svolgere le attività costringendosi quindi ad aumentare la propria efficienza.

Oggi, nel XXI secolo, non possiamo scegliere se essere produttivi o meno, perché la condizione di base per essere sul mercato attuale è proprio la capacità di erogare grande valore in poco tempo.

Inoltre ognuno di noi ha del potenziale ed è importante che venga sfruttato al meglio, come?

Diventando produttivi, ossia apprendendo come investire al meglio il tempo che abbiamo a disposizione.

Già al tempo della vendita porta a porta avevo intuito quanto fosse importante questa competenza, per questo mi sono messo a seguire diversi corsi sulla gestione del tempo (da quelli più complessi e articolati Professional Organizer, a quelli che spiegano la matrice di Eisenhower).

La verità però è che solo pochissimi di questi hanno avuto un vero impatto nella mia vita a livello organizzativo, e da quando ho iniziato a sondare le logiche della produttività ho capito il perchè.

La maggior parte dei corsi sull’organizzazione non tiene conto degli stili produttivi.

Gli stili produttivi spiegano che ognuno di noi ha un modo di concepire la produttività e l’organizzazione estremamente individuale.

La maggior parte dei metodi che vengono proposti in questi corsi nascono dal metodo organizzativo che la persona che propone il corso ha utilizzato per organizzare se stessa.

Capisci però che questo approccio trascende completamente gli stili produttivi.

Ciò che ti serve quindi non è un nuovo metodo, bensì un meta-metodo, ossia un modo per creare un tuo metodo organizzativo che tiene in considerazione i tuoi stili produttivi, perché così come esistono gli stili cognitivi e gli stili di apprendimento, esistono anche degli stili di produttività che ti permettono di comprendere quali sono le azioni e i modi che ti portano a produrre più valore nell’arco delle tue giornate lavorative.

Diventare persone produttive significa semplicemente diventare persone che sanno fare ordine, ossia che sanno cosa vale la pena tenere, e cose invece è il caso di buttare.

Non so se lo sai, negli ultimi tempi si è sviluppata una nuova professione nel mondo dell’organizzazione personale. Sto parlando dell’Organizer dell’armadio.

La prima cosa che fanno questi professionisti è togliere tutto quello che c’è dell’armadio, e decidere che cosa andrà inserito all’interno, che è molto diverso dal prendere i capi uno ad uno e chiedersi ‘questo lo tolgo oppure no?’.

La stessa cosa deve avvenire con la tua agenda: quando organizzi i tuoi impegni, non devi partire da un’agenda fitta, ma devi immaginare che la tua agenda sia vuota e il primo passo che devi fare per capire con cosa riempirla, è chiederti “che cosa merita il mio tempo?”

In modo specifico, per capire come riempire la propria agenda, ho collaudato un processo chiamato ARMS.

A sta per Awerness (consapevolezza): in questo step si lavora sull’acquisire consapevolezza su cosa contiene la tua agenda, su ciò che conta per te e su quali sono le azioni e gli impegni in cui produci più valore.

R sta per remove, cioè eliminare il rumore, i ‘vestiti inutili’.

M sta per moove. È la fase dell’azione, del muoversi verso la direzione giusta, del riempire il proprio tempo con solo quelle azioni che generano il massimo valore economico o relazionale.

Quello che però è più importante che tu sappia ora, è che ciò che hai letto finora è solo un’infarinatura. Se parteciperai all’evento ProdUP! di Marzo (il più grande evento in Italia sul tema della produttività aziendale e personale) andremo a fondo di tutte queste tematiche…

Scoprirai il metodo ARMS, quali sono i tuoi kpi di produttività, ma soprattutto te ne tornerai a casa con un meta-metodo unico e completamente tuo, e il risultato non sarà temporaneo perchè con questo meta-metodo avrai la certezza che da quel momento lì in poi la tua produttività sarà protetta e recintata dentro dei principi e delle regole che sarai tu stesso a definire.

Vai qui accanto per saperne di più e prenotare il tuo posto: https://lp.prodability.com/produp

Io ti aspetto nel prossimo articolo, ma soprattutto all’evento ProdUp! 2022.

A presto,

Marco Belzani.

Marco Belzani

Ricercatore della Produttività

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